LUIGI CHIARELLI.
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IL LIBRO NERO.
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INSEGNAMENTO IN UN ATTO.
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1928. Il Corriere della Sera, Rivista mensile: La lettura.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato dal "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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PERSONAGGI:
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ELENA, moglie di Claudio e sorella di FIORELLA, fidanzata di Ettore.
ROSALBA, fidanzata di Paride, e Sorella di LIVIA, moglie di OTTAVIO.
CLAUDIO, fratello di ETTORE.
PARIDE, fratello di Ottavio.
L'UOMO NERO.
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Un ameno giardino tutto fiorito e lindo, fresco, civettuolo. Il sole del mattino, attraverso il fogliame delle graziose piante, disegna capricciosi giuochi di luce sulla ghiaia bianca e minuta. Nell'aria festosa corrono ingenui zeffiri. Letizia e serenit tengono gli uomini e le cose sotto il loro dolce imperio.
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Fiorella e Rosalba stanno intrecciando un serto di rose, mentre Ettore e Paride esercitano le loro agili membra in eleganti giuochi ginnici. Claudio ed Elena passeggiano per i viali tenendosi per mano, e ripetendosi giuramenti d'amore. Livia e Ottavio respirano l'inebriante profumo dei fiori, e svagano lo sguardo dietro il volo delle farfalle.
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FIORELLA: canta
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Maggio, bel Maggio,
ogni spina ogni raggio
un cor se ne va a fedire.
Venite, o belle, a schiera,
e niuna sia severa
a la dolce preghiera
dell'amator nel Maggio.
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CLAUDIO: Voce d'oro!
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OTTAVIO: Voce di sole!
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FIORELLA: canta
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Ben venga Maggio,
di primavera il paggio.
Di rose inghirlandato
ei va cercando amore,
e va furando un core
ad ogni nuovo fiore
che sbocci al sol di Maggio.
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ETTORE: Chi ti ha dato, Fiorella, questa voce di pura allegrezza?
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FIORELLA: Me l'ha data la certezza del tuo amore!
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ETTORE: Domani sarai mia sposa, e la tua allegrezza avr una voce nuova, e nuove parole il tuo amore.
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FIORELLA: Sar tutta una novit per te, mio dolce sposo.
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ETTORE: Ti dar vesti di seta.
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FIORELLA: I tuoi amplessi meglio mi vestiranno.
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ETTORE: Ti dar monili d'oro.
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FIORELLA: I tuoi baci saranno i pi preziosi.
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ETTORE: E canterai per me.
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FIORELLA: Per te io sogner.
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ETTORE: E intesserai per me corone di rose.
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FIORELLA: Tutte le sfoglier, ad una ad una, dinnanzi a te; e per ogni petalo un sospiro d'amore.
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ETTORE: Amorosi sospiri del sospiroso amore, quanti ancora ne trarr avanti che sorga l'alba di domani? Oh tormentosa attesa, dolcissimo tormento!...
(Si avviano lentamente verso un boschetto di magnolie.)
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PARIDE: E tu a che pensi, mia bionda Rosalba?
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ROSALBA: Penso che le parole consumano i nostri sentimenti; l'amore di Dio  eterno perch  protetto dal silenzio dei cieli.
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PARIDE: Non mi dirai che m'ami?
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ROSALBA: I miei occhi te lo dicono con il loro guardarti.
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PARIDE: Non mi dirai che sei felice al pensiero d'esser domani la mia sposa?
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ROSALBA: Le mie labbra te lo dicono, ma senza parole.
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PARIDE: E non mi fai nessuna promessa?
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ROSALBA: Il mio cuore te ne fa una ad ogni attimo, col suo toccheggiante discorso.
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PARIDE: Oh, mia soavissima Rosalba, paradiso della mia speranza, quale felicit pi grande di questa pu attendermi? Ti guardo, e i miei occhi s'empiono di luce, ti parlo, ed ogni parola mi s'accende come una stella, ti tocco, ecco, tocco le tue candide mani, e sembrami di scoprire in questo punto la squisita sensazione della carezza. La gioia mi sembra poca cosa a coronamento di questo amore, l'infinito mi pare troppo angusto per contenere l'ampiezza della mia passione, l'eternit breve ora per consumare il tenero desio di te, anima mia, mio bene.
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ROSALBA: E sono cos piccola!...
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PARIDE: E ti dico cos male quel ch'io provo!
(Si perdono per un vialetto ombroso.)
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LIVIA: Mia Sorella Rosalba  la pi pura fanciulla che io conosca. Niuna gioia pi dolce di questa poteva darmi la sorte: avere per sorella la castit stessa fatta grazia ed amore...
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OTTAVIO:  tua sorella, e le tue chiare virt sono anche le sue.
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LIVIA: E tu le vuoi bene - non  vero? - come se fosse una tua sorella.
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OTTAVIO: Teneramente.
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LIVIA: Sei buono, e sei generoso.
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OTTAVIO: Il merito  vostro che mi rendete tale.
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LIVIA: E tuo fratello Paride vale te. Sar per Rosalba uno sposo perfetto. Li hai visti, dianzi, mentre parlavano, quanta gentilezza era in loro?
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OTTAVIO: Si amano tanto! E io far tutto quello che mi sar possibile perch la loro felicit sia perfetta. Guardali, l gi, che conversano con Fiorella ed Ettore: s' mai visto nulla di pi candido e di pi aggraziato?
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LIVIA: No, certo. E le nozze faranno di loro sposi beati come lo siamo noi, e come lo sono Claudio ed Elena.
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ELENA: (avvicinandosi con Claudio) Parlavate di noi?
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LIVIA: Parlavamo della felicit di cui siete l'immagine; di cui sono lo specchio quei fidanzati che l gi sospiran l'ora degli sponsali. Al vederli io rivivo le ore di trepido desio che mi turbarono dal momento in cui mi promisi al mio caro Ottavio.
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ELENA: Anch'io conobbi tali ore, e non so se le pi dolci m'eran quelle, o queste degli appagati abbandoni.
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OTTAVIO: (a Claudio) E tu, mio fedele amico, non esulti nell'udire cos toccanti parole?
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CLAUDIO: La mia vita, a fianco di Elena,  tutta un esultare, ch da mane a sera e poi ancora fino alla mattina ella mi ripete le espressioni della sua serena passione. Ed io non conosco letizia maggiore di quella che provo nell'ascoltarla.
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OTTAVIO: Per l'amicizia che a te mi lega, ringrazio la tua Elena che ti rende felice. E voglio questa gratitudine mostrarle con un bacio. (La bacia castamente sulla fronte).
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CLAUDIO: N io posso rinunciare alla gioia di ricambiare cos amichevole dimostrazione appo tua moglie. (Bacia Livia in fronte.)
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LIVIA: Grazie, Claudio. Io amo il mio Ottavio, e vedere il mio amore riconosciuto  per me il pi ambito premio.
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CLAUDIO: Ecco i fidanzati che vengono verso di noi,
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FIORELLA: (a Ettore) Questa  la pi lunga giornata della mia vita.
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PARIDE: (a Rosalba) Da domani i giorni del nostro amore si faranno sempre pi rapidi.
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(In fondo ad un viale appare un uomo vestito di nero. Egli avanza a passi lenti e sicuri, proiettando dietro di s una grande e mostruosa ombra nera.)
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ROSALBA: (vedendo quell'uomo, spaventata) Chi ?
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FIORELLA: (presa anch'essa da un vago timore) Oh, Dio.
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LIVIA: Viene verso di noi?
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CLAUDIO: E chi sar mai?
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ETTORE: Cercher di noi?
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PARIDE: Nessuno di noi lo conosce.
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ROSALBA: Ho paura.
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CLAUDIO: Paura di che? Non ci siamo qui noi?
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ROSALBA: Ho paura lo stesso.
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CLAUDIO: Che bimba che sei!...
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PARIDE: Tuttavia la sua presenza qui non mi garba.
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ETTORE: Ora gli vado incontro, e lo costringo a ritornare sui suoi passi.
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FIORELLA: Non voglio: ha l'aria cattiva.
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ETTORE: I miei muscoli lo faran subito diventar buono.
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FIORELLA: Ti prego, Ettore, di non andare.
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PARIDE:  mai possibile che un uomo di quella fatta possa intimorirci?
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ROSALBA: Pu darsi che abbia delle cattive intenzioni.
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PARIDE: Tanto peggio per lui, allora.
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CLAUDIO: Forse ci inganniamo. Forse  l'uomo pi pacifico di questo mondo. Non vedete? Cammina tranquillo, e la sua espressione non  punto minacciosa.
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ROSALBA: E allora che cosa vorr qui da noi?
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FIORELLA: Non s' mai visto un uomo simile.
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OTTAVIO: E se gli andassi a domandare chi cerca?
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CLAUDIO: Quando sar giunto qui glielo domanderemo.
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FIORELLA: Che cos'ha sotto il braccio?
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OTTAVIO: Un libro.
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CLAUDIO: Un libro nero.
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FIORELLA: Oh!...
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OTTAVIO: Hai anche paura di un libro?
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FIORELLA: Tutto di lui mi fa paura.
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OTTAVIO: I tuoi timori non hanno senso.
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LIVIA: A pensarci, non c' proprio ragione di preoccuparsi. Tuttavia anch'io sento una certa inquietudine.
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ELENA: Anch'io; e non so dire perch.
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CLAUDIO: Perch siete delle donnine impressionabili. Guardate noi uomini, invece, come siamo calmi.
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ELENA: Voi uomini non temete, quando li temete, che i pericoli ben definiti.
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CLAUDIO: Gli altri non esistono.
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LIVIA: E ai presentimenti non ci credi?
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CLAUDIO: I presentimenti? Fantasie.
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FIORELLA: Dici cos per farci coraggio. Ma anche tu non sei punto rassicurato.
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CLAUDIO: Che sciocchezze!
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OTTAVIO: Tacete. Si avvicina sempre pi, e se ci udisse che opinione si farebbe di noi? Potrebbe pensare che siamo dei pusillanimi.
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ROSALBA: Quel ch'egli possa pensare non mi interessa.
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OTTAVIO: Taci, ti prego.
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LIVIA: State in guardia, per, e siate pronti.
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PARIDE: Guardatelo; sembra che sorrida.
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ROSALBA: Ha un brutto sorriso.
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PARIDE: Anche il suo sorriso t'impaura?
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FIORELLA: E poi perch  vestito a quel modo?
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CLAUDIO: Veste come vuole, o come pu.
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FIORELLA: Strano modo di vestire: quel lungo soprabito nero, quell'alto cappello nero, e i guanti neri, le scarpe nere; tutto nero. E gli occhi neri, infossati, e il color livido del suo volto e le labbra pallide e sottili, e quel suo cattivo sorriso!
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LIVIA: Eccolo!
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(L'Uomo Nero passa loro accanto, indifferente, e sembra che non li veda. Fa ancora alcuni passi, va a sedersi su una panchina di marmo. Resta un po' chiuso in s, con lo sguardo fermo a terra; poscia apre il libro che aveva sotto il braccio, e comincia a leggere. Gli altri lo guardano stupiti. Sull'orizzonte  sorta una nuvola grigia.)
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FIORELLA: Ed ora che fa? Legge?
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LIVIA: Perch  venuto a leggere qui?
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CLAUDIO: Che idea!
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ELENA: Legge, ma sembra che pensi a tutt'altro.
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FIORELLA: Che libro sar quello ch'ei legge?
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ROSALBA: Un cattivo libro, certo. Quali possono esse le letture di un uomo come quello?
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FIORELLA: Letture che nutrono i suoi neri pensieri.
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LIVIA: Chi sar?... Vorrei saperlo.
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OTTAVIO: Alla fine perch non potrei domandarglielo? Ora vado l: chi sei?
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CLAUDIO: E quando ti avr detto il suo nome, ne saprai forse di pi?
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OTTAVIO: E che cosa faccia, e perch sia qui, gli domander.
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CLAUDIO: Io dico che  meglio sorvegliarlo.
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ELENA: E non aver a che fare con lui.
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FIORELLA: Ecco che si leva.
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ROSALBA: Se ne va.
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(Infatti l'uomo nero s' levato, e si avvia. Passa vicino a gli altri, ma non li guarda, e continua il suo cammino, inoltrandosi per un viale; e va, fino a scomparire. Gli altri lo seguono con lo sguardo. La nuvola grigia  salita nel cielo, e s' incupita.)
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FIORELLA: Se n' andato.
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ROSALBA: Che contegno strano!...
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LIVIA: Si direbbe che non ci abbia veduti.
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ELENA: Sembrava un uomo di un altro mondo.
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CLAUDIO: Perch mai sar venuto qui?
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FIORELLA: Oh!...
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PARIDE: Che cosa accade?
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FIORELLA: Ha dimenticato sulla panchina il suo libro.
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OTTAVIO:  vero.
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ETTORE: E come ha fatto a dimenticarlo?
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LIVIA: Mostrava d'averlo cos caro.
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ELENA: Forse ora torner per prenderlo.
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FIORELLA: (guardando lontano) Non si vede.
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ROSALBA: Sono curiosa di vedere quel libro.
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PARIDE: No. Lascia prima che lo guardi io.
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LIVIA:  giusto. Pu darsi che sia un libro che tu non debba vedere.
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PARIDE:  (leggendo il frontespizio) I quattro Codici.
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ROSALBA: E che cosa sono i codici?
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PARIDE: Non so. Ora guardo di che tratta.
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(Apre il libro, e comincia a leggere. Ad ogni volger di pagina la sua fronte si fa pi buia, i suoi occhi divengon pi torbidi. Dov' la sua franca serenit di poco prima?)
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ETTORE: Ebbene,  tanto interessante quel libro? Lascialo vedere anche a me.
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(Toglie il libro di mano a Paride, il quale si allontana. Ma anch'egli, dalla lettura, sembra che beva chi sa quale funesto veleno.)
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CLAUDIO: Anche tu non sai staccarti da quel libro? Di che cosa parler mai? (Toglie il libro a Ettore, e comincia a leggerlo.)
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(Ad uno ad uno tutti scorreranno le pagine di quel libro, e ne saranno profondamente turbati. Non pi dolcezza e sorriso, ma sospetto amaro, affanno e tristezza. Ognuno cerca d'esser solo, e di nascondersi agli altri pur quegli altri vigilando. La nuvola  diventata nera, ed ha invaso tutto il cielo.)
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CLAUDIO: (brusco, ad Elena) Andiamo.
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ELENA: (senza grazia) Andar dove?... E perch mi parli con codesto tono?
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CLAUDIO: Perch sono tuo marito, ed ho il diritto di comandarti.
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ELENA: Comandare? E chi te lo d questo diritto?
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CLAUDIO: La legge.
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ELENA: La legge? Hai dunque voglia di farmi ridere? La legge ti impone di proteggermi e di provvedere ai miei bisogni. E invece guarda in che modo mi mandi vestita!...
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CLAUDIO: La legge non dice che io mi debba rovinare per te.
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ELENA: Rovinare? Che cosa ti sono costata fino ad oggi? Nulla. Ma se pensi che io voglia continuare a questo modo t'inganni. Non sono io che ti rovino. Guarda piuttosto tuo fratello al quale lasci la pi ampia libert di spendere.
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CLAUDIO:  vero, non ci avevo mai pensato!... (ad Ettore) Ti avverto che intendo procedere alla divisione del nostro patrimonio.
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ETTORE: (ostile) E perch?
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CLAUDIO: Perch ognuno abbia il suo.
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ETTORE: Va bene. Quel che c' divideremo in due parti, e cos sarai soddisfatto...
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CLAUDIO: Ah, cos la intendi? Ebbene sbagli. Divideremo a met quello che il nostro patrimonio era in origine, e da quella met toglieremo quanto ognuno di noi ha speso. Credo che a te rester ben poco.
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ETTORE: Questa  una divisione ingiusta.
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CLAUDIO: Ingiusta? Di' piuttosto che cercavi d'imbrogliarmi, proponendomi di dividere in due parti uguali ci che resta.
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ETTORE: Io non accetto. Ricorrer ai tribunali perch decidano.
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CLAUDIO: Sissignore, ai tribunali. Dovesse durare cent'anni, il processo, non mi dar per vinto.
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ETTORE: Ed io? Immagini che avr riguardi per un fratello come te?
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CLAUDIO: Oh, lo so, ti conosco oramai; e non ti considero pi come un fratello, ma come un nemico.
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ETTORE: Come un nemico? E allora prendi questo.
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(Gli d un pugno sul viso. Ne nasce un pugilato. Le donne urlano e svengono.)
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FIORELLA: (ad Ettore) Ah, ingiurie con vie di fatto!...Dgli querela, querela!...
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(I due rissanti, estenuati, si separano, e si allontanano, lasciandosi ancora qualche occhiata bieca.)
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ROSALBA: Ecco i fratelli!... (a Paride) Perch non avvengano discussioni in seguito voglio che prima di sposarci si stenda un regolare contratto di nozze.
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PARIDE: E a quale scopo?
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ROSALBA: Perch i nostri beni siano separati. Ti piacerebbe prenderti la mia dote, e disporne a tuo capriccio!
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PARIDE: La tua dote dovr entrare a far parte del patrimonio familiare.
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ROSALBA: T'inganni. E poi voglio anche che tu mi assegni per un contratto un appannaggio annuo.
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PARIDE: Mi hai dunque preso per uno sciocco?... per uno di quei mariti destinati soltanto ad essere sfruttati? Non sar mai.
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ROSALBA: Pensavi dunque di fare un affare sposandomi?  alla mia dote che miravi? Ah, che vigliacchi gli uomini. Per fortuna ho aperto gli occhi in tempo. O il contratto come voglio io, o niente matrimonio.
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PARIDE: E allora niente matrimonio.
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ROSALBA: Sei un mascalzone.
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PARIDE: E tu una pettegola.
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LIVIA: (a Paride)  questo il modo di parlare a mia sorella?
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PARIDE:  il pi mite che io possa adoperare.
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LIVIA: Ah s? (ad Ottavio) E tu lasci insultare tua cognata a questo modo? Che uomo sei? Non hai il senso della dignit famigliare?
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OTTAVIO: La dignit famigliare? Dovresti tu per prima non offenderla.
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LIVIA: Io?
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OTTAVIO: Tu, s. Ed io cieco che non vedevo, non capivo!
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LIVIA: Non vedevi, non capivi che cosa?
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OTTAVIO: I tuoi sdilinquimenti per Claudio, quel falso amico!...
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LIVIA: Spiegati!
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OTTAVIO: Ah, mi debbo anche spiegare? Ebbene, questo si chiama adulterio. Sia mille volte benedetto quel libro che m'ha fatto veder chiaro in questa losca faccenda. Ci separeremo legalmente...
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CLAUDIO:  di me che parli?
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OTTAVIO: S, di te! Ora ho capito che valore avesse quel bacio in fronte che hai dato a mia moglie!
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CLAUDIO: Sei stato tu il primo a baciare in fronte Elena. Credi che l'abbia dimenticato? E se mia moglie  una sciagurata, tu sei un traditore.
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OTTAVIO: Hai portato il disonore nella mia famiglia.
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CLAUDIO: E tu, nella mia, v'hai portato la vergogna!
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OTTAVIO: Mi renderai ragione di questo oltraggio!
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CLAUDIO: Subito! (E si scaglia contro Ottavio.)
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(Si formano due partiti, e la zuffa diviene generale. Alla fine Ottavio prende una grossa pietra e la scaglia contro Claudio che, colpito al capo, cade morto.)
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ELENA: (con un grido) Omicidio premeditato!...
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LIVIA: No: legittima difesa!...
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(La zuffa continua. Nel cielo divenuto tutto nero scoppiano tuoni e saette; quindi si scatena un violento uragano che si avventa sugli uomini e sulle cose, paurosamente.)
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FINE.